I papi e la Svizzera
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Dispensa religiosa e alimentare per i venerdì di Swissair
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Sconcertati dalle innovazioni introdotte dopo il Concilio Vaticano II, una parte dei cattolici...
Hans Küng condannato al silenzio
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Il Panzerkardinal affonda l'ecumenismo
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Contesto
Da sempre gli Svizzeri hanno intrattenuto rapporti contrastanti, all’insegna dei sentimenti più disparati e antitetici, con il papato: da un’ammirazione senza limiti sino ad una mancanza totale di fiducia. Anche a livello ufficiale, le relazioni non sono mai state semplici. Si ricordi ad esempio che è solo nel 2004, in occasione dell’ultima visita di Giovanni Paolo II in Svizzera, che la Confederazione ha normalizzato i propri legami diplomatici con la Santa Sede. Questa controversa situazione dipende in gran parte dal carattere biconfessionale del nostro paese e all’ostilità quasi istintiva degli Svizzeri nei confronti delle tendenze centraliste e delle rigorose gerarchie che trovano nell’organizzazione vaticana la loro massima espressione.
I rapporti difficili con il papa non sono appannaggio esclusivo degli ambienti protestanti. Numerose critiche sono state mosse anche in seno alla comunità cattolica svizzera negli ultimi decenni. All’inizio fu soprattutto il doloroso scisma con la «Confraternita di san Pio X», con sede a Ecône (VS) e guidata dallo scomunicato monsignor Lefèvre, la quale ha sempre rifiutato le numerose innovazioni introdotte dalla Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, arroccandosi su posizioni ultraconservatrici (come la messa in latino) e arrivando addirittura a scavalcare l’autorità del pontefice nella nomina dei vescovi. All’estremo opposto troviamo la corrente liberale, il cui capofila è il teologo Hans Küng, che si è rivoltato a diverse riprese contro il rigore dottrinale del Vaticano, ad esempio attorno al tema del celibato ecclesiastico. Altri episodi di tensione si sono verificati ad esempio negli anni ‘90 attorno alla vicenda del vescovo di Coira, monsignor Haas, cacciato dalla propria diocesi dai suoi stessi parrocchiani.
Alla luce di questa perdurante situazione, anche i viaggi di Giovanni Paolo II in Svizzera furono ugualmente giudicati in maniera molto contrastante. Dopo un primo viaggio di breve durata e quasi in segreto a Ginevra nel 1982, la visita pastorale del giugno 1984 fu preceduta da aspre polemiche e vide l’arrivo del papa accolto con una certezza freddezza. Secondo un sondaggio dell’epoca, il 62,2% degli Svizzeri si dichiarava indifferente alla visita del papa. Pure la seconda visita di Woytila nel 2004 suscitò numerose tensioni tra cattolici e protestanti, ma fu anche un grande successo popolare, soprattutto tra i giovani, che furono in 70'000 ad accoglierlo sul prato dell’Allmend di Berna.




